Introduzione: sindrome dell’intestino irritabile

sindrome dell'intestino irritabile

La sindrome dell’intestino irritabile (in inglese: Irritable Bowel Syndrome – IBS), conosciuta anche come sindrome del colon irritabile, è una condizione medica molto comune caratterizzata da dolore addominale cronico e ricorrente, sensazione di disagio e alterata motilità intestinale, che si verificano in assenza di altre patologie gastrointestinali organiche riscontrabili.

La sindrome dell’intestino irritabile è definita come disturbo gastrointestinale di tipo funzionale. La causa sottostante è ancora in fase di definizione, ma si pensa che abbia una genesi multifattoriale. Esistono molti trattamenti, a seconda di come si manifestano i sintomi, con efficacia variabile. Per molti pazienti con sindrome del colon irritabile la qualità di vita è compromessa e il loro utilizzo dell’assistenza sanitaria è aumentato negli ultimi anni.

Colon irritabile: sintomi, cause, rimedi

I disturbi gastrointestinali di tipo funzionale sono definiti come disturbi comuni caratterizzati da sintomi gastrointestinali persistenti e ricorrenti che non sono causati da anomalie strutturali o biochimiche. Fra questi la sindrome dell’intestino irritabile è più comune in un gruppo che comprende anche la dispepsia, la nausea, il vomito e la proctalgia.

Sindrome dell’intestino irritabile: cause

La causa della sindrome dell’intestino irritabile è multifattoriale e non completamente chiarita. Diversi recenti studi hanno portato a nuove ipotesi sulle cause della sindrome dell’intestino irritabile. Queste ipotesi hanno condotto allo sviluppo di varie opzioni terapeutiche. Spesso viene interpretata come un disturbo di tipo neurologico, in realtà vi è una complessa interazione tra il sistema gastrointestinale e il sistema nervoso centrale, che porta a questi sintomi.

Alcune osservazioni suggeriscono che i fattori di stress psicosociali spesso precedono l’espressione dei sintomi e alcuni miglioramenti sono stati evidenziati con terapie dirette al sistema nervoso centrale. Fra i fattori che portano a una stimolazione del sistema motore gastrointestinale e delle funzioni sensoriali si includono l’irritazione dovuta ai prodotti della digestione, precedenti gastroenteriti, irritanti endogeni, alterazioni nel microbioma intestinale, attivazione immunitaria della mucosa, intolleranze alimentari e aumento della permeabilità della mucosa. Queste cause sottostanti portano a sintomi di disagio, alterata motilità intestinale e cambiamento nelle abitudini intestinali. Anche alcuni fattori genetici possono giocare un ruolo nello sviluppo di questa condizione.

Sindrome dell’intestino irritabile: diagnosi

Per standardizzare la diagnosi dei disturbi gastrointestinali di tipo funzionale, sono stati sviluppati dei criteri diagnostici, i più ampiamente usati sono i criteri di Roma. La prima elaborazione dei criteri di Roma è stata proposta negli anni ’80 e da allora sono stati aggiornati 3 volte, più recentemente nel 2016 con i Criteri di Roma IV. Essi aggiornano e semplificano i criteri di Roma III ampiamente utilizzati e possono essere applicati a una varietà di popolazioni di pazienti. La diagnosi di sindrome del colon irritabile con i criteri di Roma IV richiede che il paziente abbia sintomi di dolore addominale ricorrente in media almeno 1 giorno a settimana nei precedenti 3 mesi, con insorgenza dei sintomi da almeno 6 mesi. È inoltre necessario che il paziente abbia dolore addominale in associazione con almeno 2 fra i seguenti:

  1. Defecazione (miglioramento o peggioramento del dolore).
  2. Variazione della frequenza delle evacuazioni.
  3. Modifica della forma delle feci.

Esistono sottotipi specifici di IBS sulla base dei sintomi: a prevalenza stitica (IBS-C), a prevalenza diarroica (IBS-D), mista (IBS-M) o non classificata (IBS-U).

Disturbi come malattie infiammatorie intestinali, colite microscopica, diarrea infettiva, tumori gastrointestinali e celiachia possono presentare sintomi simili all’IBS. Per questo motivo, bisogna fare attenzione ad escludere queste malattie.

Gonfiore, distensione addominale, eccessivo sforzo durante la defecazione, emissione di muco con movimenti intestinali e urgenza defecatoria sono comunemente riportati con l’IBS, sebbene questi sintomi non siano specifici.

Una malattia infiammatoria intestinale deve essere sospettata in presenza di sanguinamento rettale, dolore addominale significativo con diarrea o stitichezza e una storia familiare di malattia autoimmune.

La celiachia invece può presentarsi con perdita di peso, diarrea, storia familiare di malattia autoimmune, disturbi addominali importanti e gonfiore.

Cause infettive possono essere sospettate in pazienti con fattori di rischio per Clostridium difficile, Giardia o con febbre e diarrea grave o sanguinolenta.

Sindrome dell’intestino irritabile: rimedi, terapia

Il trattamento della sindrome del colon irritabile inizia con l’identificazione della gravità dei sintomi predominanti. Se i sintomi non influiscono in modo significativo sulla qualità di vita, la gestione con la modifica dello stile di vita e l’educazione alimentare rappresentano un primo approccio ragionevole. Bisogna rassicurarsi sul fatto che questo disturbo ha un decorso benigno. Alcuni studi suggeriscono che l’esercizio fisico può essere utile per migliorare i sintomi.

Colon irritabile: dieta

I cambiamenti dietetici sono una pietra miliare nella modifica dello stile di vita e si concentrano sulla riduzione degli alimenti fermentabili. La dieta povera di oligosaccaridi fermentabili, disaccaridi, monosaccaridi e polioli (FODMAP) ha dimostrato di migliorare i sintomi in pazienti con IBS. La riduzione degli alimenti fermentabili probabilmente riduce il gas intestinale a la distensione, alterando così la risposta al dolore.

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Colon irritabile: stitichezza

Sebbene la fibra supplementare sia stata a lungo raccomandata come terapia per l’IBS, può tuttavia peggiorare il dolore in alcuni soggetti con IBS-C e può essere di beneficio marginale in altri. I pazienti con IBS-C possono trarre beneficio da un trattamento specifico della stipsi. Il polietilenglicole (PEG) è un trattamento iniziale sicuro della stipsi, ma non può migliorare la risposta al dolore. Se i sintomi della stipsi persistono o se il paziente non è in grado di tollerare il PEG, l’aggiunta di lubiprostone o linaclotide è raccomandabile.

Colon irritabile: diarrea

La malattia IBS-D è spesso trattata con loperamide prima dei pasti, che è stata dimostrata diminuire il numero di movimenti intestinali lenti, ma non può migliorare il discomfort addominale. I pazienti che falliscono con la sola loperamide possono inoltre beneficiare dei sequestranti degli acidi biliari come la colestiramina. La compromissione del sequestro degli acidi biliari è infatti un probabile meccanismo di innesco dei sintomi in alcuni pazienti. Pazienti di sesso femminile che falliscono altri tipi di terapia per gravi sintomi di IBS-D possono trarre beneficio dal trattamento con antagonisti di tipo 3 dell’acido 5-idrossitriptaminico (5-HT) come l’alosetron o l’ondansetron.

Colon irritabile: dolore

Il trattamento sintomatico del dolore addominale nell’IBS, indipendentemente dal sottotipo, può essere realizzato con diverse classi di farmaci antispasmodici, inclusi diciclomina e iosciamina, possono essere usati secondo necessità e sono stati dimostrati utili nel sollievo dei sintomi a breve termine. L’olio di menta piperita, che ha attività antispasmodica, ha dimostrato di fornire un significativo sollievo dei sintomi, ma può esacerbare il bruciore di stomaco. Gli antidepressivi triciclici sono quelli meglio studiati per migliorare i sintomi dell’IBS, incluso il dolore, e possono migliorare i tempi di transito del colon e sintomi come la diarrea. È stato anche dimostrato che gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina migliorano i sintomi rispetto al placebo, mentre gli inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina hanno poche prove a supporto del loro uso.

Colon irritabile: terapie complementari

Fra le terapie complementari e/o cognitive, la terapia comportamentale e l’esercizio fisico hanno maggiori probabilità di essere di beneficio e aiutare i pazienti a ridurre e gestire i sintomi del dolore. Il trattamento del gonfiore e del disagio può essere ottenuto attraverso l’alterazione della flora intestinale interrotta. A tal fine, i probiotici possono essere utili nel ridurre i sintomi sebbene non sia chiaro quali prodotti o ceppi di batteri siano i migliori raccomandati. In commercio ne esistono di diversi tipi, fra quelli più pubblicizzati citiamo Kijimea. Nei pazienti che hanno fallito altre terapie, in particolare quelli con diarrea, la rifaximina è approvata per l’IBS e può offrire benefici.

 

Conclusioni

La sindrome dell’intestino irritabile o sindrome del colon irritabile è il disturbo funzionale gastrointestinale più comune. L’insorgenza dei sintomi si osserva comunemente nella prima età adulta e ha una predominanza femminile. È stato proposto che questa condizione sia una risposta all’alterazione della complessa interazione tra intestino e sistema nervoso. Fattori genetici psicosociali probabilmente predispongono determinate popolazioni all’IBS.

Sindrome dell’intestino irritabile: diagnosi

La diagnosi è sulla base delle linee guida cliniche definite dai criteri di Roma IV recentemente aggiornati. È importante distinguere tra i sottotipi di malattia IBS-D, IBS-C, IBS-M o IBS-U per guidare il trattamento. È necessario eseguire una valutazione diagnostica limitata per escluderne altre malattie organiche. Il trattamento si basa su una prova dei cambiamenti nello stile di vita e dei sintomi. La dieta a basso contenuto di FODMAP e l’esercizio fisico dovrebbero essere raccomandati assieme a un cambiamento nello stile di vita.

Nella malattia IBS-C, la fibra ha un beneficio limitato e i lassativi possono essere utili. Nella malattia di IBS-D, la loperamide può essere una terapia appropriata, seguita dai sequestranti degli acidi biliari e dagli antagonisti del 5HT. Il dolore e i crampi intestinali possono essere trattati con antispasmodici e olio di menta piperita, antidepressivi triciclici, probiotici, o rifaximina.

Dr. Francesco Ferrara – Chirurgo

Dr Francesco Ferrara