Cos’è l’appendice?

L’appendice è un organo cavo, tubulare, di circa 5-12 cm di lunghezza, larga circa 5-10 mm, che origina, nella maggior parte dei casi, dal cieco, la prima parte dell’intestino crasso, che corrisponde sull’addome al quadrante inferiore destro. L’altra sua estremità, libera, può assumere diverse posizioni, cui può corrispondere una diversa localizzazione del dolore. La sua funzione non è perfettamente nota nell’uomo: in alcuni animali, dove è più sviluppata, aiuta la digestione, ed ha un ruolo minore nel combattere le infezioni addominali. Nell’uomo la sua asportazione non provoca conseguenze, ed è per questo considerata “superflua”. Quando si infiamma viene definita appendicite.

appendicectomia

Quali sono le patologie principali dell’appendice? Cos’è l’appendicite?

Le patologie dell’appendice (appendicopatie) per le quali può essere indicato un intervento chirurgico sono:

Mucocele: l’appendice diventa come una sacca per il ristagno cronico di muco dovuto all’ostruzione del suo lume; ciò è possibile se non sopravviene un’infezione tale da causare un’appendicite.

Tumori: l’appendice è raramente sede di tumore (0.2 %) e, nella maggior parte dei casi, la diagnosi è occasionale e avviene in seguito all’intervento chirurgico sulla base dell’esame istologico.

Appendicite: è l’infiammazione dell’appendice, che avviene quando il lume interno viene ostruito da feci, iperplasia linfonodale, residui di cibo non digerito (ad esempio semi) o meno comunemente, da neoplasie o parassiti dell’intestino. Nella vita si corre il rischio di ammalarsi di appendicite del 7-9% e può interessare tutte le fasce di età, ma è più frequente nell’adolescente e nel giovane adulto. La gravità dipende dallo stato di avanzamento della malattia. Dopo l’ostruzione del lume si passa dall’infiammazione dell’interno dell’organo, all’infiammazione completa dell’organo, fino all’appendicite “complicata” cioè con gangrena, perforazione della parete appendicolare, ascessi addominali o peritoniti diffuse.

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Quando è necessario l’intervento chirurgico per appendicite?

L’intervento di APPENDICECTOMIA ha la finalità di rimuovere l’appendice, sede della patologia in atto. L’intervento mira a evitare che il processo patologico in atto si estenda ulteriormente, provocando la rottura dell’appendice con conseguente diffusione dell’infiammazione alla cavità peritoneale (peritonite diffusa). In quest’ultimo caso, l’intervento serve a ripulire la cavità addominale del liquido purulento che si è formato e prevenire le complicanze sistemiche di tale infezione (sepsi, coinvolgimento di altri organi, collasso sistemico).

appendicite

Come si esegue?

L’intervento di appendicectomia si esegue in anestesia generale e prevede 2 approcci: tradizionale (laparotomico) o laparoscopico.

Laparotomico: viene praticato un taglio di circa 5 cm nel quadrante inferiore destro dell’addome. Tale incisione deve conciliare una pur legittima richiesta estetica con l’esigenza di poter essere allargata qualora l’intervento lo rendesse necessario per sopravvenute difficoltà o complicanze.

Laparoscopico: viene praticato mediante 3 piccole incisioni (di 5-10 mm ciascuna) in cui si inseriscono una telecamera e due strumenti chirurgici. Vantaggi della laparoscopia: esplorazione di tutta la cavità dell’addome nei casi dubbi (specie nelle donne in età fertile e negli obesi); riduzione del dolore postoperatorio; migliore risultato estetico; rapida rialimentazione; riduzione delle aderenze postoperatorie. Svantaggi della laparoscopia: allungamento dei tempi operatori; necessità di praticare comunque un’incisione chirurgica negli stati di infiammazione imponente. In caso di diagnosi post-operatoria (mediante esame istologico) di tumore, potrebbe essere necessario effettuare un altro intervento chirurgico di radicalizzazione della patologia, fino ad eseguire una resezione intestinale del colon destro e dei suoi linfonodi.

Quali possono essere i rischi e le complicanze dell’appendicectomia?

Il tasso globale di complicanze post-operatorie varia dal 3% al 30%. Le più comuni sono:

Occlusione intestinale (alvo chiuso a feci e gas) (3%): l’infezione e la stessa procedura chirurgica possono interferire con la motilità intestinale fermando la progressione delle feci. Se si è verificata una occlusione temporanea, potrà essere introdotto attraverso il naso un sondino che raggiunge lo stomaco per rimuovere i liquidi, che verrà mantenuto per qualche giorno.

Rischi in gravidanza: parto prematuro (8-10%), aborto (2%). Il rischio di aborto aumenta al 10% in caso di perforazione dell’appendice e in caso di peritonite (infezione della cavità addominale).

Infezione di ferita: laparotomica (4%), laparoscopica (1.4%). In genere vengono somministrati antibiotici prima dell’intervento, talvolta anche dopo. Il fumo aumenta il rischio di infezione.

Polmonite (<1%): la sospensione del fumo, camminare, e respirare profondamente dopo l’intervento sono misure che possono aiutare a prevenire le polmoniti.

Infezioni urinarie (<1%): Talvolta viene posizionato un catetere urinario (piccolo tubo sottile) che drena le urine dalla vescica, che può causare infezioni a questo livello.

Trombosi: Un trombo a partenza dalle vene delle gambe può spostarsi fino a raggiungere il polmone (<1%). Gli interventi di lunga durata e l’allettamento aumentano il rischio. Alzarsi, camminare 5-6 volte al giorno, e indossare calze contenitive riduce il rischio.

Complicanze cardiologiche: Include un attacco di cuore o un improvviso arresto cardiaco (<1%): Problemi cardiologici e pneumologici possono talvolta aggravarsi a causa dell’anestesia generale. L’anestesista studierà la tua storia clinica e suggerirà la migliore opzione.

Altre complicanze (sanguinamento, infezione, ascesso, deiscenza del moncone appendicolare): laparotomica (7.9%), laparoscopica (3.7%). Le complicanze sono più frequenti nei fumatori, nei pazienti obesi, e in coloro che hanno altre comorbidità come il diabete, scompenso cardiaco, alterazioni della funzione renale e problemi polmonari. La guarigione della ferita può essere rallentata nei fumatori. In alcuni casi (es. sanguinamento eccessivo, infezione estesa, occlusione intestinale prolungata) può essere necessario un re-intervento: laparotomica (1.6%), laparoscopica (<1%).

Infezione del moncone residuo (<1%): è una rara complicanze causata dall’infiammazione del moncone appendicolare residuo. Può insorgere dai 4 giorni fino ai 40 anni dopo l’intervento e può prevedere un re-intervento chirurgico.

Morte (<1%): Il decesso è estremamente raro nelle persone in salute, ma può verificarsi nei pazienti con plurime comorbidità o in caso di insorgenza di complicanze importanti.

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Quali sono le conseguenze se non si procede all’intervento stabilito? Ci sono alternative terapeutiche per l’appendicite?

Globalmente più del 95% di appendicopatie viene trattata efficacemente con l’intervento chirurgico. Tuttavia, in casi con lieve infiammazione, un’attenta osservazione, da 24 a 72 ore, basata su monitoraggio clinico-strumentale e somministrazione di antibiotici può ottenere fino al 30% di regressioni.

Inoltre può essere utile come supporto all’intervento per controllare l’infezione locale e generalizzata, per guadagnare il tempo necessario a giungere in un ambiente chirurgico e per ridurre l’incidenza postoperatoria di infezione della ferita che è la complicanza più frequente dopo l’intervento.

La sola terapia antibiotica può però non essere sufficiente a trattare in maniera efficace la patologia, è alto infatti il rischio di recidiva (secondo episodio di appendicopatia), che può raggiungere il 27% entro un anno, rendendo poi necessario l’intervento chirurgico.

Appendice

Cosa accade dopo l’intervento per appendicite?

Terminato l’intervento, nella maggior parte dei casi, si viene risvegliati dall’anestesia e si viene trasferiti in reparto dopo poco tempo, a meno che l’anestesista non abbia ritenuto indicato un monitoraggio post-operatorio più stretto in sala risveglio o in terapia intensiva. L’anestesia può farla sentire diverso/a per 1 o 2 giorni. Il catetere urinario e il sondino naso-gastrico vengono generalmente rimossi subito dopo l’intervento, ma in alcuni casi possono essere lasciati in sede per qualche ora o qualche giorno.

Solitamente viene posizionato un drenaggio chirurgico che viene rimosso dopo 1 o 2 giorni. Al risveglio, non si potrà bere né mangiare. Verrà supportato mediante l’infusione endovenosa di liquidi, nutrienti ed eventualmente antibiotici.

Dopo quanto tempo si può iniziare a bere e mangiare?

Se non ci sono complicanze, 12-18 ore dopo l’intervento si potrà iniziare a bere liquidi chiari e 24-36 ore dopo si potrà iniziare a mangiare cibi solidi. In genere la dimissione avviene, in assenza di complicanze, 2-3 giorni dopo l’intervento.

Cosa è consigliabile una volta tornati a casa?

Una volta a domicilio è consigliabile bere molti liquidi (almeno 1,5 litri al giorno) ed effettuare una dieta ricca di fibre in modo da non doversi sforzare per evacuare l’intestino. Gradualmente aumentare il movimento. Bisogna alzarsi e camminare ogni ora in modo da prevenire la formazione di trombi ematici. Non sollevare pesi e non svolgere un’attività faticosa per 3-5 giorni in caso di intervento laparoscopico e da 10 a 14 giorni in caso di intervento laparotomico.

Si può tornare al lavoro quando ci si sentirà abbastanza bene. Sarà anche necessario medicare le ferite chirurgiche sulla base delle istruzioni fornite dal chirurgo in sede di dimissione. La cicatrice guarirà in circa 4-6 settimane e diventerà più morbida e continuerà a svanire nel corso dell’anno successivo. La sensibilità in prossimità del sito chirurgico tornerà in poche settimane o mesi.

Dopo un intervento chirurgico intestinale, si potrebbero avere feci liquide per diversi giorni. L’intensità del dolore cambia da persona a persona. Per alcuni pazienti sono sufficienti 1-3 dosi di antidolorifico, per altri, dosi maggiori. I farmaci antidolorifici (narcotici) possono causare stitichezza. In seguito ad intervento laparoscopico può capitare di avvertire un dolore localizzato alla spalla. Questo è dovuto al gas inserito nella cavità addominale durante l’intervento. Muoversi e camminare aiuta a diminuire il gas e il dolore alla spalla destra.

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